mercoledì 1 gennaio 2014

Discorso di fine anno, perché gli italiani non credono più a Napolitano Strage familiare a Collegno

Discorso di fine anno, perché gli italiani non credono più a Napolitano

Stasera il presidente pronuncerà l’ottavo messaggio alla nazione. Dalla riforma della costituzione alla legge elettorale, tutti gli appelli caduti nel vuoto.

Gianluca De Martino

Pubblicato

Ecco il discorso integrale di Napolitano

ITALY-POLITICS-GOVERNMENT-NAPOLITANO
Nella storia era già entrato ad aprile, con la rielezione a Presidente della Repubblica dopo il primo settennato. Da stasera Giorgio Napolitano raggiungerà un nuovo primato, pronunciando per l’ottava volta il tradizionale discorso di fine anno alla nazione, che andrà in onda sulla Rai a reti unificate, su Canale 5 e La 7. In contemporanea sul web Beppe Grillo presenterà un controdiscorso, mentre sempre su internet è partita la campagna per boicottare il messaggio ufficiale. L’Italia ha ancora bisogno del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica? Ha ancora bisogno della lista dei buoni propositi quasi mai trasformati in leggi? Per la prima volta in 64 anni è discussione un rito introdotto da Luigi Einaudi nel 1949.
Grillo avrà studiato anche i dati auditel prima di organizzare il suo discorso. In effetti, tra il 2006 e il 2012 Napolitano ha visto calare notevolmente i telespettatori. Lo share è passato dal 66,05% del primo anno (sommando i risultati di Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5 e La 7) a un più modesto 54,98% della serata di San Silvestro di un anno fa. In termini assoluti i telespettatori sono scesi a 9 milioni e 702mila nel 2012 (partivano da 11 milioni sette anni fa), che secondo la Rai sarebbero almeno 13 milioni sommando il pubblico delle reti satellitari e del web.


Il momento più alto del feeling tra Napolitano e gli italiani si è registrato nel 2007, quando a seguirlo davanti al televisore furono 11 milioni e 147mila telespettatori. La crisi finanziaria internazionale non era ancora esplosa e le parole del Capo dello Stato erano cariche di ottimismo, così come all’esordio del 2006.
Fiducia e crescita furono l’argomento più trattato nei 14 minuti e 45 secondi di intervento a reti unificate. Napolitano impiegò un minuto e 44 secondi per spiegare alla nazione che il dinamismo degli italiani ci avrebbe portati lontano, che le eccellenze nel campo della ricerca e dell’alta formazione rappresentavano un vanto per l’Italia. Il Capo dello Stato, poi, dedicò un altro minuto e mezzo al lavoro e al welfare, un altro minuto alla necessità di fare riforme: quelle istituzionali, di cui si attende ancora traccia, e la nuova legge elettorale in sostituzione del Porcellum. Questi ultimi due temi sono i chiodi fissi di Napolitano, più elogiato che ascoltato da chi poi effettivamente deve tradurre in atto concreto quei buoni propositi di fine anno.
Il factchecking è un atto di accusa nei confronti di quattro governi e altrettante maggioranze parlamentari. Il presidente aveva chiesto ridurre il debito pubblico, che intanto è continuato a crescere; aveva chiesto di combattere il sovraffollamento delle carceri e solo da poche settimane è arrivato un decreto del governo. Aveva chiesto soprattutto di riformare la legge elettorale nel 2006, l’ha rifatto nel 2007 aggiungendo la parola “assolutamente”.


La stessa sollecitazione l’anno scorso, ma dalle parti di Montecitorio o Palazzo Madama il messaggio evidentemente non è arrivato. Nel 2008, 2009, 2010 e 2011 si è limitato ad auspicare riforme in maniera generale, aggiungendo alla lista dei desideri anche la riforma della giustizia, altro anello mancante ai risultati dell’attività di governo e parlamento negli ultimi sette anni.
Il linguaggio di Giorgio Napolitano nel discorso di fine anno è cambiato in base ai mutamenti dello scenario politico ed economico. Nel 2006 buona parte del suo discorso, il 22,76% dei 18 minuti, si focalizzò sul ruolo istituzionale del presidente e sul rapporto tra italiani e politica; il 12,81% sulla politica estera e meno del 10% su lavoro e welfare. Con la crisi del 2008 disoccupazione e disagio sociale occuparono il 17,7% del discorso, un altro 11% riguardò la crisi finanziaria. Nel messaggio più breve del suo settennato, appena 14 minuti e mezzo, Napolitano provò a spiegare che la situazione era difficile ma l’Italia avrebbe potuto farcela restando unita, come dopo la seconda guerra mondiale o nella lotta al terrorismo.

Negli ultimi due messaggi Napolitano ha rivolto appelli a evitare atteggiamenti antieuropeisti e antipolitica. Terreno, questo, su cui stasera lo sfiderà Grillo, a colpi di audience e commenti sui social network.

“HO AMMAZZATO TUTTI, VENITE” LE SUE ULTIME PAROLE TELEFONANDO AI CARABINIERI


Strage familiare a Collegno


Potrebbe essere stato scatenato dalla perdita del lavoro il folle gesto di un 56enne rappresentante di commercio che, nell’appartamento luogo del dramma, ha colpito a morte la consorte, la madre di lei e la giovane, deceduta in ospedale per le gravi ferite, prima di spararsi un colpo al petto. Ma era rimasto senza proiettli allora si è pugnalato al cuore. Inutili i soccorsi dei sanitari del 118


I Carabinieri sul luogo della strage familiare (foto Ansa)
ROMA -

Rimasto senza lavoro, ha ucciso l'anziana suocera, la moglie e la figlia. Poi si è tolto la vita. Il dramma, provocato dalla crisi economica, nell' appartamento al quinto piano del paese nella prima cintura di Torino, dove la famiglia viveva. "Venite, ho ucciso tutti: sono impazzito", le parole con cui Daniele Garattini, 56 anni, fino a un mese fa rappresentante di commercio, ha detto ai carabinieri prima di lasciare loro la porta di casa socchiusa e di suicidarsi.


   Dieci minuti di follia sono bastati a quest'uomo, volontario di Save the Children descritto dagli amici come "mite e per bene", per sterminare tutta la sua famiglia. "Sono pazzo, sono pazzo", ha risposto ai militari dell'Arma che gli chiedevano perché lo avesse fatto. Pochi istanti e anche lui è morto in una pozza di sangue. Accanto, la pistola regolarmente denunciata dal padre, e un coltello, l'arma usata per togliersi la vita dopo essersi sparato al petto ed essere rimasto senza proiettili.


Davvero drammatica la scia di morte che si è lasciato dietro.


L'uomo ha sparato per prima alla suocera, Daria Maccari, 84 anni, mentre dormiva sul divano del soggiorno. Poi ha inseguito la moglie, Letizia Maggio, 54 anni, e la figlia, Giulia, studentessa di 21 anni appena, in cucina, le borse della spesa per il cenone di Capodanno ancora sul pavimento. Le due donne hanno cercato di proteggersi a vicenda: sono morte una accanto all'altra, colpite da cinque pallottole.
Solo in quel momento, dopo avere chiamato i carabinieri, ha rivolto la pistola contro se stesso. I proiettili nel caricatore erano finiti e allora ha preso un coltello da cucina e si è pugnalato al cuore.
"Daniele era una persona mite, provata dalla presenza in casa dell'anziana suocera, che doveva assistere (era malata di Alzheimer, ndr) - racconta un amico, l'ex assessore del Comune di Collegno Gianni Pesce -. Ma a preoccuparlo era soprattutto il lavoro". Responsabile e coordinatore dell'ufficio vendite delle linee bambino 012 Benetton in Piemonte, Garattini aveva perso di colpo il lavoro ed era caduto in un forte stato di depressione.
A Collegno, insieme ai carabinieri della Compagnia di Rivoli, sono intervenuti i sanitari del 118, che non hanno potuto fare nulla per le tre donne uccise e per il suicida. Sul posto anche il sostituto procuratore Antonio Rinaudo.










Parla l’amico di famiglia Gianni Pesce, ex assessore della giunta D’Ottavio di Collegno.
Di Giuseppe Legato
video di Alberto Giachino (Reporters)


Discorso di fine anno, perché gli italiani non credono più a Napolitano Strage familiare a Collegno

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