venerdì 18 luglio 2014

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: Smaltimento rifiuti in Sicilia, arrestato funziona...

“Bustarelle”, viaggi e sesso 
Arrestato funzionario regionale

“Bustarelle”, viaggi e sesso <br /> Arrestato funzionario regionale








In cambio di denaro, viaggi, regali costosi un funzionario regionale dell’Assessorato Ambiente della Regione siciliana, Gianfranco Cannova, avrebbe rilasciato autorizzazioni richieste per lo smaltimento dei rifiuti nell’Isola. Ma il dipendente ‘infedele’ è stato scoperto e arrestato. Con il funzionario regionale sono  finiti in carcere quattro imprenditori, tre siciliani e uno del Nord. Si tratta di Domenico Proto 48 anni di Catania, Giuseppe Antonioli, novarese di 53  anni e gli agrigentini Calogero e Niccolò Sodano rispettivamente di 54 e 53 anni.
L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato che all’alba di oggi ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare nei confronti dei  cinque arrestati, accusati, a vario titolo di corruzione nell’ambito dei procedimenti amministrativi volti al rilascio/rinnovo delle  autorizzazioni richieste per lo smaltimento dei rifiuti.
Il  provvedimento è stato emesso dal locale ufficio gip, su richiesta  della Procura della Repubblica di Palermo. L’indagine, iniziata nel 2011 e protrattasi per due anni, è  stata condotta dagli agenti di polizia di Palermo, con l’ausilio dei  colleghi di Agrigento, in considerazione del coinvolgimento  nell’indagine di due imprenditori nativi e operanti nell’Agrigentino e di altra attività investigativa, insistente in quel territorio, dalla  quale si è tratto spunto.
Nel corso delle indagini, la Polizia di Stato ha acclamato che  questo settore amministrativo è caratterizzato da una “stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico. Tali  peculiarità hanno permesso al funzionario infedele, nelle diverse fasi della procedura amministrativa, di ‘giostrare’ nella gestione delle  procedure connesse al rilascio dei provvedimenti, agevolando gli  imprenditori e preservandoli dall’ordinaria attività di controllo e  monitoraggio della PA circa le modalità di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti, consentendo loro in questo modo di  bypassare indenni tutti i controlli”.
Il quadro di corruttela venuto alla luce è, per gli inquirenti “senza ombra di dubbio caratterizzato da estremi di rilevante gravità, in quanto strettamente connessi alla  salute pubblica e alla preservazione del territorio da gravi danni  ambientali”.
Le indagini hanno fatto emergere l’illecita attività del  funzionario regionale “che forniva i propri servizi ‘a pagamento’  anteponendo agli interessi pubblici mere logiche di guadagno e arricchimento personale”. Era lui il destinatario di sistematiche  regalie ed ingenti somme di denaro da parte degli imprenditori che  necessitavano della connessione di indispensabili autorizzazioni  amministrative rilasciate dall’uffcio a cui era preposto Cannova.
Secondo gli inquirenti il funzionario finito in carcere sarebbe  stato “a disposizione” degli imprenditori rilasciando o rinnovando i provvedimenti autorizzativi, o comunque “garantiva una corsia prefenziale al procedimento, nell’attività di consulenza tecnica degli aspetti amministrativi”. In sostanza il funzionario avrebbe rilasciato delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti in cambio di  ‘mazzette’. Alcune delle tangenti sono state carpite in diretta dagli  investigatori. Ricostruiti invariati benefit e regalie di cui  beneficiava: dai soggiorni gratis in prestigiose strutture alberghiere per sè e la sua famiglia e il pagamento e l’uso di una autovettura a  nolo, ma anche prestazioni sessuali a pagamento.
“Cannova faceva  della corruzione un lavoro, una regola di vita”, ha spiegato Silvia  Como, dirigente della sezione per i reati contro la pubblica amministrazione alla Squadra mobile di Palermo. “C’è una  intercettazione – spiega Como – in cui Cannova si trova in auto e  spiega al figlio: ‘se io lavoro mi danno i soldi’, riferendosi agli  imprenditori, insomma un padre dà un’educazione al figlio alquanto  inquietante, sul suo modo di affrontare una funzione pubblica”. Tra le  tangenti intascate ci sono anche soggiorni in alberghi lussuosi, nel Catanese “per un valore di 30 mila euro almeno”, dice Como. Oltre a un impianto tv e stereo ad altissimo livello.
“Le norme oscure e complicate  sono il sogno di ogni corrotto, ha detto il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo,  commentando gli arresti di oggi – non basta l’azione repressiva per  combattere la corruzione. È più importante semplificare le norme ed  eliminare le facoltà discrezionali, ma anche tempi e scadenze certi”.
http://www.siciliainformazioni.com/106497/viaggi-regali-smaltimento-rifiuti-terremoto-allassessorato-ambiente





Smaltimento rifiuti in Sicilia, arrestato funzionario della Regione e 4 imprenditori per corruzione



PALERMO. Un funzionario pubblico e quattro imprenditori, accusati a vario titolo di corruzione nell'ambito dei procedimenti amministrativi volti al rilascio e rinnovo delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti, sono stati arrestati questa mattina nel corso dell'operazione Terra Mia condotta dalla Polizia di Stato. Il provvedimento è stato emesso dal Gip, su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo. L'indagine, iniziata nel 2011 e protrattasi per due anni, è stata condotta dagli agenti di polizia di Palermo, con l'ausilio dei colleghi di Agrigento, in considerazione del coinvolgimento nell'indagine di due imprenditori agrigentini. Nel corso delle indagini, la Polizia di Stato ha constatato che "questo settore amministrativo è caratterizzato da una stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico". Un complesso di norme che ha consentito al funzionario infedele - dicono gli investigatori - nelle diverse fasi della procedura amministrativa, di "giostrare" nella gestione delle procedure connesse al  rilascio dei provvedimenti, agevolando gli imprenditori e preservandoli dall'ordinaria attività di controllo e monitoraggio della pubblica amministrazione circa le modalità di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti, consentendo loro in questo modo di bypassare indenni tutti i controlli. Il quadro di corruzione emerso è molto grave, secondo gli investigatori, in quanto ha messo a repentaglio la salute pubblica e alla preservazione del territorio da gravi danni ambientali. I dettagli dell'operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle 11 nella sala stampa della Procura a Palermo.

Gli arrestati sono Giuseppe Antonioli 53 anni, amministratore delegato della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea (Me), Gianfranco Cannova, 56 anni, funzionario regionale dell'assessorato territorio e ambiente, Domenico Proto, 48 anni, titolare discarica di Motta Sant'Anastasia (Ct), i fratelli Calogero e Nicolò Sodano, 54 anni e 53 anni, titolari della discarica Soambiente ad Agrigento.

http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/360979/



NEL MARZO DELL'ANNO IN CORSO............







Mazzette ad un funzionario regionale: ecco come avrebbe ottenuto l’Aia l’ecomostro, mentre al processo Vivaio regge l’impianto accusatorio. La discarica era “cosa” loro



L’assessorato siciliano all’Ambiente – dopo un’indagine interna avviata a seguito della segnalazione di “strani” ritardi nell’iter autorizzativo della nuova (sic) discarica di Gela – ha scoperchiato un giro di mazzette che coinvolgerebbe funzionari del dipartimento, con conseguente denuncia alla procura, firmata dall’assessore Mariella Lo Bello.
Nel mirino è finito un funzionario, non solo per il caso della discarica di Gela, ma anche per altre procedure autorizzative rilasciate in passato. In particolare per la convocazione, nel settembre 2008, di una conferenza dei servizi, dallo stesso presieduta, che ha rilasciato l’Autorizzazione integrata ambientale per l’ampliamento di una discarica nella Sicilia orientale, omettendo la vicinanza a un centro abitato. Il Tar ha poi annullato questa autorizzazione ma, guarda caso, nell’ottobre del 2008 il funzionario ha acquistato un’Audi A6 in Lombardia, in una concessionaria che faceva riferimento a un amministratore della discarica in questione.
«Così è stato nel caso di un funzionario del Dipartimento ambiente – riferisce l’assessore Lo Bello – che subito dopo aver presieduto una conferenza di servizi che procedeva al rilascio dell’autorizzazione, è diventato proprietario di un’automobile acquistata presso una concessionaria del novarese, il cui amministratore delegato risulta essere anche l’amministratore delegato della società alla quale era stata rilasciata l’autorizzazione, autorizzazione che poi il Tar, con due diverse sentenze nel 2012, ha annullato. Abbiamo così trasferito il funzionario e presentato una denuncia sospettando un giro di tangenti per oliare alcune pratiche piuttosto che altre, il tutto in un assessorato noto per le sue lentezze e le improvvise accelerazioni», dice Mariella Lo Bello.
Vi dice niente? A quale discarica si riferisce l’indagine dell’assessore Lo Bello? Chi presiedette quella conferenza dei servizi?
Per chi avesse avuto modo di leggere il mio La collina della munnizza (2012) ricorderà che nel riportare la cronaca relativa al secondo ampliamento della discarica di Mazzarrà scrivevo (pag. 61): «La seconda conferenza dei servizi si tenne il 12 settembre del 2008 […] dal verbale della riunione risulta che nell’occasione fu chiesto alla Tirrenoambiente dai rappresentanti dell’Arpa di spiegare l’incongruenza di informazioni circa la quantità di abbancamento dei rifiuti rilasciato sulla precedente Aia nei confronti della ditta stessa. Il punto doveva essere di una certa rilevanza visto che, come risulta sempre dal verbale, sull’argomento ci fu un’ampia discussione sul quale si erano bloccati i lavori della conferenza. L’intervento del presidente Cannova [che evidentemente aveva fretta di concludere i lavori, N.d.A.] con la dichiarazione che sull’argomento in questione avrebbe preparato una memoria, pose fine al dibattito».
Presunte mazzette o meno, sta di fatto che la decisione “d’imperio” del presidente diede il via definitivo all’Aia.
In questi stessi giorni è stata inoltre emessa l’attesa sentenza al processo d’appello scaturito dall’operazione Vivaio del 2008. Al centro dell’indagine gli illeciti interessi del clan di Mazzarrà dal 2003 in poi: il business rifiuti, con lo smaltimento e le assunzioni alle società che gestivano le discariche di Mazzarrà e Tripi, Tirrenoambiente e l’Ato comprensoriale, lo smaltimento illecito del pastazzo, le estorsioni alle imprese edili titolari di importati commesse pubbliche: le gallerie autostradali e ferroviarie, ad esempio, passando per la guerra interna al gruppo tra la famiglia di Bisognano, negli anni in cui il boss era in carcere, e il reggente Tindaro Calabrese, ansioso di prenderne il posto, forte dell’alleanza col reggente dei barcellonesi, Carmelo D’Amico, e i contatti con i Lo Piccolo, culminata nell’omicidio di Ninì Rottino. Agli atti dell’inchiesta anche l’interferenza nelle elezioni amministrative di Furnari, comune poi sciolto dal Presidente della Repubblica nel 2009 per infiltrazioni mafiose.
L’impianto accusatorio dei pm Verzera e Massara regge anche in secondo grado. Nel 2012 la prima sentenza aveva stabilito 16 condanne per quasi 130 anni di carcere e un ergastolo, e subito dopo erano scattati gli arresti per due “colletti sporchi” ritenuti collusi ai clan. Quella confermata dalla Corte d’appello di Messina può essere ritenuta a ragione la prima grossa condanna ad un maxi processo per ecomafia in Sicilia.
Il verdetto d’appello ha confermato l’ergastolo per Aldo Nicola Munafò, braccio destro del boss Tindaro Calabrese – al quale sono stati inflitti 16 anni – accusato di essere l’esecutore dell’omicidio Rottino, il camionista eliminato nell’estate nel 2006 nella guerra tra Calabrese e il boss, oggi collaboratore di giustizia, Melo Bisognano. Sconto di pena per quest’ultimo, 7 anni e mezzo. Sconto di pena anche per il professore Nello Giambò, ex presidente di Tirrenoambiente ed ex sindaco di Mazzarrà S. Andrea. La condanna per lui scende da 14 a 8 anni. Otto anni anche per l’imprenditore Michele Rotella inteso “u baruni” che, insieme a Bisognano e Giambò costituirono la “triade” a cui si deve la nascita della discarica.









































Smaltimento rifiuti in Sicilia, arrestato funzionario della Regione e 4 imprenditori per corruzione “Bustarelle”, viaggi e sesso  Arrestato funzionario regionale


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