venerdì 3 ottobre 2014

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Fabbriche dei veleni, condanna e maxi risarcimento per la Italcementi Spa. Sentenza storica del Tribunale di Foggia

Fabbriche dei veleni, condanna e maxi risarcimento per la Italcementi Spa. Sentenza storica del Tribunale di Foggia




Condanna e risarcimento milionario per la Italcementi Spa. Proprio nella terra dell’Ilva di Taranto, dell’eterna contesa tra il diritto alla salute e quello al lavoro, a soccombere è un colosso dell’industria italiana, il quinto produttore mondiale di cemento. È una sentenza storica quella del Tribunale di Foggia (sezione lavoro), pronunciata dal giudice Andrea Basta, che ha riconosciuto il nesso di casualità tra il lavoro svolto ed il tumore che ha stroncato la vita di un lavoratore foggiano 17 anni fa. Per i legali della società, il decesso sarebbe stato determinato dal fatto che “il lavoratore fosse un forte fumatore”. Ma le perizie hanno dimostrato ben altro, a cominciare dalle sostanze inquinanti presenti negli stabilimenti. A rendere giustizia ai familiari, lo studio del dottor Gerardo Cela, medico legale specialista in medicina del lavoro, il quale ha accertato che “il lavoratore versava in buone condizioni di salute sino al 1984; iniziava a presentare delle obiettive alterazioni relative all’apparato respiratorio, riscontrate nelle visite effettuate nel 1984, nel 1990 e nel 1991 presso l’istituto di Medicina del lavoro dell’Università di Bari; ‘decedeva per neoplasia polmonare maligna (microcitoma) con metastasi ai linfonodi peripancreatici”. Per il consulente giudiziale, dunque, “l’esposizione alla inalazione di sostanze nocive per l’apparato respiratorio nell’ambiente di lavoro, durata circa 25 anni, provocava prima l’insorgenza di una affezione cronica broncopolmonare e poi l’evoluzione di detta broncopatia verso la neoplasia”. Rapporto di causa-effetto e condanna, con relativo risarcimento per oltre 2 milioni di euro ai familiari.
tribunale fg

2 visite mediche in 15 anni, nonostante i “veleni”

“Biossido di silicio e cromo, usato come colorante del cemento e cancerogeno”. Le motivazioni della decisione del Tribunale di Foggia sono perentorie, al contrario delle dichiarazioni dei direttori degli stabilimenti di Guardiaregia, Salerno, Trento, secondo cui i dipendenti avevano tutti “le mascherine protettive”, escludendo la “natura nociva delle polveri presenti nell’ambiente di lavoro”. Tesi confermata dal medico legale della Italcementi, che ha sottolineato l’esistenza di “impianti di depolverizzazione ed abbattimento delle polveri nel periodo 1984-1989, ed il regolare assoggettamento dei dipendenti a visite mediche annuali”. Per il giudice, però, le cose non stavano esattamente in questi termini. A maggior ragione in virtù dell’accordo sottoscritto dalla Italcementi con il Ministero del Lavoro a Roma, sul personale “esposto a rischi con frequenza annuale e di affidare agli istituti universitari l’individuazione dei rischi”. L’accordo impegnava l’azienda a “procedere alle valutazioni ambientali sulla presenza di inquinanti, tra cui polveri, nei rispetti dei limiti dell’American Conferenze of Governamental Industrial Hygienists, a raccogliere i risultati delle rilevazioni in un registro istituito presso ciascuno stabilimento”. Ciononostante, stando alla documentazione prodotta agli atti, “se dal 1990 in poi la cadenza annuale è rispettata, non risulta eseguita alcuna visita dal 1973 al 1983 e dal 1986 al 1989; dal 1973 al 1989 risultano eseguite 2 visite mediche in su un arco temporale pari a circa 16 anni”. Deve essere per questo che, qualche mese fa, secondo quanto riferito a l’Immediato, gli avvocati della Italcementi avrebbero proposto ai parenti una transazione di “50mila euro” per chiudere il caso. Una cifra ritenuta “offensiva della dignità e della memoria di chi ha perso la vita per il lavoro”.

Lavoro, “maledetto” lavoro

201301311701273493_Italcementi sacchi
Nella pronuncia del Tribunale, la contesa è stata forte sull’effettiva mansione svolta dal lavoratore. Sì perché secondo la Italcementi si sarebbe occupato delle dell’attività “dello stivatore, dunque addetto a caricare i sacchi di cemento sui camion”; mentre per la famiglia ricorrente in giudizio, faceva l’ “insaccatore”. In ogni caso, tuttavia, vista la documentazione prodotta dalla Spa, il giudice ha ritenuto di dover valutare come “potenzialmente nocivo” l’ambiente di lavoro. “A fronte di un ambiente di lavoro potenzialmente nocivo – scrive il dottor Basta nella pronuncia – che la parte resistente (Italcementi) si era impegnata a monitorare e non ha monitorato, o non ha comunque provato di aver monitorato, non vi è alcuna possibilità di affermare che le misure di sicurezza indicate dai testimoni fossero idonee a scongiurare i rischi esistenti”. Per di più, la società di Bergamo, per controbattere alla perizia del consulente, ha prodotto alcuni documenti sulla “sicurezza dei cementi comuni” del 2011, ma che non hanno attinenza con tutto il periodo precedente. Anche per questo il Tribunale di Foggia, in primo grado, ha reso giustizia alla famiglia. Aprendo al contempo uno scenario spaventoso: quanti lavoratori alle dipendenze del colosso italiano del cemento nello stesso periodo potrebbero aver attraversato le stesse vicende cristallizzate nella sentenza?




OSSERVAZIONI RINNOVO A.I.A. ITALCEMENTI
ISOLA DELLE FEMMINE 02-09-14



Torre di Italcementi a
Isola si mobilita il comitato per il no

L' Italcementi vuole realizzare un nuovo
impianto nello stabilimento di Isola delle Femmine. Una grande colonna, alta
cento metri e larga venti che «però - sostiene l' azienda - contribuirà a un
abbassamento delle emissioni inquinanti». L' investimento programmato è di
circa 70 milioni ed è già al vaglio degli uffici della Regione. Ma gli
ambientalisti sono sul piede di guerra e hanno presentato un esposto al
ministero dell' Ambiente per chiedere «l' invio immediato di ispettori a Isola
delle Femmine». L' Italcementi ieri ha inaugurato una campagna informativa ai
cittadini che abitano accanto allo stabilimento, ma non solo: «Tutti i giovedì,
fino al 14 giugno, i cancelli saranno aperti ai cittadini dalle 16 alle 20 -
spiega Stefano Gardi, responsabile del servizio ecologia di Italcementi, che ha
inaugurato il punto informativo - Ad accoglierli ci saranno dei tecnici che
spiegheranno il progetto che vogliamo realizzare e perché si tratta di un' opera
importante per migliorare l' impatto ambientale della fabbrica, e che darà
lavoro a oltre 350 persone». Italcementi, attraverso la realizzazione del nuovo
impianto, conta di abbassare del 90 per cento l' attuale emissione di biossido
di ozono, del 50 per cento l' emissione di polveri sottili e, infine, del 10
per cento del biossido di azoto. «Tenendo presente che i livelli attuali sono
ben al di sotto delle soglie previste dalla legge», continua Gardi. Ieri i
dirigenti di Italcementi hanno aperto, per la prima volta, l' azienda al
pubblico e incontrato il vicesindaco di Isola delle Femmine, Paolo Aiello e
Mario Ayello, il rappresentante del cartello di associazioni ambientaliste che
racchiude l' associazione per la Tutela del mare, la Lipu e la rete di Lilliput.
«Siamo contrari alla costruzione di un nuovo impianto che avrà comunque un
pesante impatto paesaggistico - dice Ayello - La nuova torre di emissioni dei
fumi porterà a un incremento della produttività del 25 per cento, ma anche ad
una crescita dei consumi d' energia del 20 per cento e a un aumento di
estrazioni di materie prime del 15 per cento. Questo sito, di grande interesse
ambientale, non può sopportare incrementi di questo genere». La Regione ha
chiesto all' Italcementi di presentare un documento di impatto ambientale: «Ma
contiamo di avere a breve tutte le autorizzazioni, che per un impianto uguale,
a Matera, abbiamo già ottenuto - conclude Gardi - Siamo pronti a dare tutte le
spiegazioni ai cittadini che vorranno visitare la fabbrica nelle prossime
settimane, abbiamo già preso appuntamenti con associazioni dei commercianti e
scolaresche». a. fras.


IL VENTO CHE ACCAREZZA
ISOLA DELLE FEMMINE

del 20-05-2007

IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA
Isola delle Femmine (Palermo)

Erano gli anni ’50 quando, nelle vicinanze del
piccolo centro di pescatori di Isola delle Femmine, una nuova azienda (ora
Italcementi SPA) installava un impianto per la produzione del cemento.

Oggi quello stesso allestimento sembra non
rispondere più alle esigenze di

una
realtà territoriale ancora ristretta, ma che intorno ad esso si è sviluppato
per anni derivando dallo stesso paese la
maggior parte della forza lavoro della 
fabbrica.

Le attenzioni della popolazione sembrano,
però, col tempo, essersi spostate
dai vantaggi economici che la vicinanza dello stabilimento
portava, agli
inevitabili effetti
che questo ha sull’ ambiente e sulla salute dei cittadini.

Preoccupazioni che, a quanto riferisce
Antonino Rubino, impiegato
amministrativo della Italcementi SPA, non sono
passate inosservate alla stessa

fabbrica
che si adopera già da tempo per rispettare i limiti di sicurezza
imposti dalle normative nazionali ed europee
sulle esalazioni causate dall’

incenerimento
dei rifiuti di produzione.

Nonostante queste rassicurazioni buona parte
dei cittadini continua ad essere
preoccupata dalla vicinanza dell’ edificio(appena 5-00 m) e,
rappresentata Da
Pino Ciampolillo e dal
suo comitato cittadino, chiede che l’ azienda faccia
chiarezza sulle problematiche da essi sollevate.

La questione,che è riconosciuta come la
principale da entrambe le voci in
campo, è quella del combustibile utilizzato e degli effetti che
questo ha sulla
salute.

Uno, in particolare, il nome che esce fuori da
qualsiasi documento riguardante

la faccenda:
Petcoke.

Facciamo un po’ di scienze.

Il petcoke è una sostanza derivata dalla
ulteriore lavorazione degli scarti del
petrolio, altamente cancerogena, ma che nei processi produttivi,
quali quelli
della Italcementi,
permette notevole risparmio energetico nonché economico.

Il problema è che per rimanere nei limiti di
utilizzabilità e di sicurezza deve
continuamente essere centrifugato; se lo si lascia fermo, o lo si
brucia, allora
si producono emissioni
altamente pericolose per la salute umana.

Nel gennaio del 2006 l’ARPA (Associazione
Regionale Protezione Ambiente) ha 
effettuato un sopralluogo presso il deposito
di combustibile solido della
Italcementi,
evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione
delle aree per lo stoccaggio del petcoke.

Il sig. Rubino ha subito tenuto a sottolineare
che l’ARPA “non ha però rilevato
infiltrazioni nel sottosuolo e che l’azienda ha realizzato quelle
opere
necessarie a
raggiungere la sicurezza del sito”.

Dopo numerosi atti di diffida presentati all’
azienda a partire da quello stesso
anno, la Italcementi ha deciso, nel 2007, di intraprendere un
percorso
dispendioso (70 mln di
euro circa) nel tentativo di diminuire ulteriormente le
emissioni nocive.

È infatti in corso un iter burocratico per la
costruzione di un impianto
produttivo che andrebbe a sostituire quello
tuttora in funzione.

La torre, alta più di 100 m e larga intorno ai
40, avrebbe un negativo impatto

ambientale
ma dal punto di vista delle normative limiterebbe ulteriormente le
emissioni gassose.

Bisogna sottolineare che ancora non è pronto
nemmeno il progetto di questa

torre e
che l’impianto continua a produrre gas nocivi.

Pronte le critiche del comitato Isolapulita.

Per legge, ci dice Ciampolillo, “i cementifici
hanno l’obbligo di utilizzare le
migliori tecnologie sul mercato al fine di diminuire o annullare
l’inquinamento
atmosferico.

La nuova torre ha però un difetto.

Ridurrebbe sicuramente la sua sfera di
influenza negativa su Isola, ma, a causa
della sua altezza, andrebbe ad avere effetti sulle zone
circostanti di Palermo e 
Capaci”.

Le critiche non si fermano qui; “ […] il
progetto” continua Ciampolillo “è stato
presentato facendo riferimento solo alla torre, senza fare alcun
cenno alle
emissioni che vengono
prodotte anche in altre zone dello stabilimento (basti
guardare i mulini e uno dei camini in
funzione, alto 65m) o il ricavo stesso
della materia prima che continua a mettere in pericolo la
stabilità stessa della 
montagna”.

Questo ultimo punto è molto interessante.

Già in passato, infatti, la montagna, dalla
quale si ricava la materia necessaria
ai processi di cementificazione, aveva dato segni di instabilità e
costretto
l’azienda a terminare
i lavori per spostarsi su altri versanti.

Torniamo a parlare del petcoke. Abbiamo già
detto che è una sostanza
altamente cancerogena, ma il sig. Ciampolillo,
durante l’intervista, ci informa
che proprio a causa delle sue caratteristiche, esso è riconosciuto
alla stessa
stregua delle armi
chimiche e che, quindi, deve essere manovrato con alcuni
accorgimenti.

Già il fatto che la Italcementi lo abbia
bruciato per un certo periodo nei suoi
lavori (senza denunziarne l’utilizzo, sottolinea Ciampolillo) non
è un fatto
positivo, ma egli ci
informa, e non è l’unico a dirlo, che ogni tre mesi per un
certo periodo di tempo le scorie petrolifere venivano
maneggiate dagli operai
dell’azienda senza
alcuna precauzione, in capannoni a cielo aperto o in navi
adibite (si fa per dire) al trasporto.

“Gli effetti che l’ uso indiscriminato di
questa sostanza ha avuto sulla
popolazione è rintracciabile in alcuni referti
medici”, non necessariamente
riconducibili,
aggiungiamo noi, all’utilizzo del petcoke.

Nonostante tutte le critiche mosse all’
impiego di questa sostanza, Rubino
insiste nel ricordare che è ancora in corso, da parte di aziende
specializzate,
un’ analisi sugli
effetti del residuato e che l’amministrazione aspetta i risultati 
degli studi per attuare la giusta scelta sulla sua applicazione.

Concludiamo con una questione che non ci
sembra di secondaria importanza.

La popolazione che vive a Isola è divisa tra
chi appoggia l’ industria, chi la
critica e chi, invece, si sottrae a qualsiasi posizione.

È facile riconoscere nei fiancheggiatori della
fabbrica i suoi operai che, almeno 
pubblicamente, non si esprimono in modo
negativo sul lavoro dell’azienda.

Degli oppositori abbiamo parlato lungamente,
riconoscendo nelle loro tesi il

timore
per gli effetti negativi che l’inquinamento ha su salute e ambiente.

Gli altri, appartengono a quella razza che si
dimostra essere conciliante con

entrambe
le parti (a quanto pare il sindaco del paese non si sottrae a questa
regola) o che, adeguatamente accontentato, non
si angoscia nel cercare un
motivo di
preoccupazione (la chiesa ha ricevuto da poco un pulmino nuovo da
parte dell’ azienda in questione).

Ci riteniamo al di sopra delle parti in causa,
quindi non ci esprimiamo in
favore di una o
dell’altra, riconoscendo in entrambe le voci un senso comune
di fare chiarezza e stabilire regole comuni,
nonché il bisogno di fare valere le
proprie posizioni.

Non possiamo però esimerci dal riportare il
sentimento di disagio della
popolazione a causa dell’inutile apatia di chi
non ha rispetto né per se stesso, 
né per le istituzioni che rappresenta, né per
le posizioni che ha dovere di

prendere
in merito al benessere della sua stessa società.

Un male, purtroppo, diffuso in tutto il mondo
ma non per questo giustificabile.

Marco Salici


isola
delle femmine Il Tar conferma "No al pet-coke" No all' utilizzo del
pet-coke da parte della Italcementi a Isola delle Femmine. Il Tar ha rigettato
nel merito il ricorso presentato dalla cementeria contro l' assessorato
Ambiente che di fatto bloccava l' utilizzo di questo combustibile. «Il pet-coke
è il combustibile primario per l' industria del cemento in Europa e lo usiamo
in tutti gli altri nostri impianti», replica Italcementi.




Isola delle femmine Fumo alla
Italcementi esposto in Procura Una nube di fumo nero, proveniente dai capannoni
della Italcementi di Isola delle Femmine, si è alzata in cielo provocando il
panico tra i residenti. Dopo la diffida dell' assessorato Ambiente all'
azienda, gli atti sono stati già trasmessi in Procura.





la diffida

«Le emissioni dell' Italcementi di Isola delle
Femmine sono inquinanti e cancerogene». Per questo motivo l' assessorato
regionale al Territorio ha
diffidato l' azienda, dopo che lo scorso anno alcune associazioni
ambientaliste avevano presentato un esposto. Secondo la perizia dell' Arpa «l'
azienda di Isola delle Femmine causa
variazioni della qualità dell' aria per gli
inquinanti emessi in atmosfera, modifiche all' impianto e al ciclo produttivo
senza preventiva autorizzazione, utilizzo del petcoke, sottoprodotto della
lavorazione del petrolio, come combustibile».
La diffida dell' assessorato arriva
dopo che lo steso provvedimento era stato preso dal comune di Isola. «La ditta
- si legge nella diffida - non ha indicato i combustibili autorizzati nè la
data di inizio di impiego del petcoke. La natura del petcoke non compare nei
rapporti di prova relativi alle misure periodiche delle emissioni in atmosfera
e le modalità di gestione non sono citate nei decreti autorizzativi».

Timori e tremori sotto
le ciminiere viaggio a Isola, paese nella polvere

Piove cemento nel paese che trema. Il prezzo
del progresso a Isola delle Femmine lo paga chi sta accanto alla Cementeria.
Respira le polveri che arrivano ovunque e convive con il fremito provocato
dagli impianti. Le centraline dell' inquinamento dell' Arpa e della Provincia
non sempre funzionano, ma lo stabilimento della Italcementi lavora sempre. Al
banco dello sviluppo si scambia la salute per un posto di lavoro, e così Isola
soffre e tace. Chiunque ha un parente o un amico che lavora là dentro, e la
risposta è un ritornello: «Non voglio guai - dice un ex dipendente che abita
vicino alla guardia medica - ma a casa mia, a causa del
rumore e dei movimenti
causati dai macchinari, le mattonelle del balcone si sono allargate e in un
pilastro è spuntata una crepa.
Ci vorrebbe un avvocato, ma chi lo paga?». L' ultimo
allarme
proviene
da un canale di acque reflue che si riverserebbe nel torrente Rio Fosso Morto e
che ha fatto scattare la denuncia per i titolari della Italcementi e della
Isac, la ditta cui è affidata la gestione della cava dalla quale si estrae il
materiale per la fabbrica.
«Non ho ricevuto alcun provvedimento dell' autorità
giudiziaria - dice Giovanni La Maestra, direttore della Cementeria - Non
abbiamo scarichi illegali nel golfo. Siamo disponibili a fornire le
informazioni necessarie. Riguardo alle vibrazioni che i cittadini lamentano, le
abbiamo già ridotte». Inquinamento e rumori a parte, sono le
polveri a far paura. Chi se la passa
peggio abita nelle case popolari, costruite vicino all' impianto. «Questa
fabbrica mi ha dato il pane - dice Pietra Paternò indicando le ciminiere dalla
finestra - perché mio marito ci lavorava fino a poco tempo fa, ma adesso non ne
posso più. Per pulire non basta l' acqua,
ci vuole lo scalpello. Stiamo chiusi in
casa». Chi deve stare fuori perché ha un negozio, invece, non rinuncia a dare
battaglia: «Non ho niente da perdere - dice Antonino Cardinale, fabbro - Sono
costretto a lavare con l' acido muriatico perfino la ciotola del cane. Le
finestre non scorrono più, per il cemento che si accumula. e la grondaia è
diventata pesante, perché l' acqua trasporta anche la polvere che proviene da
là dietro». Al cemento si aggiunge il rumore. La porta in metallo verde che
chiude il negozio trema per i macchinari della fabbrica: «A volte non si riesce
neanche a dormire». Il sindaco Gaetano Portobello ha già avviato un tavolo di
concertazione: «Aspettiamo il prossimo incontro di aprile - dice - e
analizzeremo i dati delle centraline». Nel frattempo è nato il Comitato tutti
per Isola, coordinamento tra residenti e associazioni ambientaliste, per fare
chiarezza anche sulla messa in sicurezza del
pet-coke, un combustibile classificato come
pericoloso e cancerogeno, utilizzato dalla Cementeria. L' Arpa, in una nota del
30 gennaio, a seguito di un sopralluogo al deposito di combustibile della
Italcementi in località Raffo Rosso, scrive che sul sito bisognerebbe «valutare
la necessità di un intervento di
bonifica, adeguare l' impermeabilizzazione di tutto
il fondo della cava e predisporre un piano di monitoraggio delle acque e dell'
aria per controllare il contenimento delle emissioni
».
ADRIANA FALSONE





L' Italcementi e l'
inquinamento
Simone D' Angelo, Gioacchino Lucido, Giuseppe Rubino,
Baldassarre Privolizzi Rsu Italcementi,
Isola delle Femmine In
riferimento all' articolo sull' Italcementi pubblicato due giorni fa sulle
pagine locali di Repubblica. I lavoratori dell' Italcementi, rappresentati
dall' Rsu, vogliono puntualizzare che non si è mai scambiata la salute per un
posto di lavoro. La lotta sindacale, all' interno dello stabilimento si è
sempre fatta nel rispetto del contratto di lavoro e della salute dei
lavoratori. I lavoratori che per la maggior parte abitano a Isola delle Femmine
hanno a cuore come e più di tanti altri l' ambiente perché ad Isola vivono i
loro familiari e credono che nessuno possa mettere a rischio la salute dei
propri figli, barattandola al banco dello sviluppo per un posto di lavoro. Noi
vogliamo puntualizzare che non siamo preoccupati in nessun modo del pericolo di
perdere il posto di lavoro perché siamo consapevoli che vengono rispettate le
norme. L' Italcementi ha investito ed investe nel miglioramento degli impianti
soprattutto sotto il profilo ambientale che per la qualità. Quindi facciamo
cemento, lo sappiamo fare e lo continueremo a fare nel rispetto delle regole e
delle leggi. L' impatto della presenza nel territorio, da oltre 50 anni non ha
certamente impedito la preservazione di siti ambientali che oggi sono riserve
naturali. Circa l' impatto negativo della nostra attività crediamo che molte
dichiarazioni siano solo frutto di rancori personali. Bisogna parlare con fatti
e numeri alla mano e se anche le centraline dell' Arpa, come dice la stampa, in
alcune occasioni non funzionano, non hanno mai rilevato alcun superamento dei
limiti stabiliti dalle leggi. è giusto controllare ma non strumentalizzare. Ad
Isola non piove cemento, l' aria è pulita e c' è un bellissimo mare. Infatti
molte persone si sono trasferite dalla città nel nostro paese e noi siamo fieri
di abitarci e di lavorare all' Italcementi. A seguito delle notizie apparse
sulla stampa nazionale i rappresentanti della RSU, a nome dei lavoratori,
precisano, inoltre, quanto segue: la produzione all' interno dello stabilimento
avviene nel rispetto delle normative esistenti, sia riguardo le emissioni sia
riguardo la sicurezza dei lavoratori. Il costante miglioramento dell' impatto
ambientale oltre i minimi di legge e inoltre lo stabilimento è certificato
secondo la norma europea per il rispetto ambientale. 

LUCIO FORTE  03
marzo 2006 
sez.




 A Isola delle Femmine,
la magistratura è intervenuta dopo la scoperta di un
canale di
scolo illegale dove confluivano le acque reflue provenienti dallo stabilimento
Italcementi e mediante il quale venivano poi immesse nel torrente Rio Fosso
Morto.
I carabinieri del nucleo operativo ecologico hanno
denunciato, con l' accusa di scarico di acque reflue nel sottosuolo, il
rappresentante dello stabilimento di Italcementi Giovanni La Maestra e due
rappresentanti della ditta Isac di Palermo a cui è affidata la gestione della
cava da cui si estrae il materiale per la fabbrica.

 a. f.




Isola, il cielo si
tinge di rosso Italcementi ora deve spiegare

Succede spesso, accade che il cielo diventi
opaco e si tinga di rosso. Proprio lì, sopra le cementerie di Isola delle
Femmine. Da anni i residenti denunciano quello che temono sia
una nube tossica. Ma nonostante i
controlli e le rassicurazioni successive, il fenomeno si ripete e dopo il
Parlamento europeo il caso è arrivato adesso all' Assemblea regionale e alla
Camera. La difficile convivenza tra l' impianto industriale di Italcementi e la
gente di Isola, del resto, ha prodotto un carteggio alto una spanna. Intorno al
temuto rischio i residenti si sono mobilitati e hanno coinvolto anche un
comitato intercomunale. Perché se l' epicentro di quella che sembra una
minaccia ambientale è certamente Isola, a dirsi preoccupati sono anche i
residenti di Torretta e Capaci. «Vorremmo chiarezza. Il cielo si colora di
rosso e questo certamente non è normale - dice Mario Ajello presidente dell'
Associazione per la difesa del mare e del territorio - Tra l' altro il meccanismo
di misurazione delle emissioni suscita qualche perplessità, ma le cause di
questi strani fenomeni non sono state accertate». La Italcementi però rassicura
e di fronte alle preoccupazioni oppone i risultati delle analisi condotte
tramite i misuratori di continuo di cui è dotato l' impianto. Tuttavia non
basta a fugare i dubbi. «Al contrario - aggiunge Ajello - sappiamo che se da
una parte l' Arpa, l' agenzia regionale di protezione ambientale, non è in
grado di rilevare l' aria che esce dai comignoli, dall' altra
la cementeria ha un
impianto che ad ogni anomalia smette di funzionare e non registra più nulla.
La Provincia ci ha
offerto un apparecchio mobile per monitorare le emissioni ma alla fine si è
guastato». Un supplemento di controlli a questo punto si impone. E' quanto
chiedono i deputati europei con una interrogazione depositata da
Monica Frassoni, vice presidente del
gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. «Secondo il registro europeo delle
emissioni inquinanti, - si legge nell' interrogazione - gli impianti della
cementeria emettono
monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, ossido
di zolfo e polveri sottili, provocando fenomeni frequenti e diffusi di
inquinamento atmosferico e acustico, con grave danno per la popolazione residente
e per le

attività turistiche». Queste preoccupazioni sono riprese anche nell'
interpellanza depositata all' Ars da
Leoluca Orlando e Lillo Miccichè di Sicilia 2010.
Nell' atto ispettivo, a cui hanno fatto seguito interrogazioni alla Camera
firmate da
Giovanni
Russo Spena del Prc
, Ermete Realacci della Margherita, Luana Zanella e Paolo Cento
dei Verdi, Fulvia Bandoli e Fabrizio Vigni dei Ds - si sottolinea l' importanza
economica della cementeria ma, nello stesso tempo, si chiedono iniziative a
tutela dell' ambiente e della salute dei dipendenti e dei cittadini. L'
interpellanza sollecita il recupero ambientale della zona oltre che verifiche e
valutazione dei progetti secondo le normative Ue, l' applicazione di standard
di controllo adeguati su tutti gli scarichi allo scopo di salvaguardare l'
integrità delle falde idriche.


ADRIANA
FALSONE
20 ottobre 2005 sez.

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